Sulla politica spirituale
Bisogna partire da presupposti concreti quando si parla del duopolio religione/politica.
Non è m
ia intenzione affrontare il tema nella sua mole, quanto invece porre l’accento sugli effetti e i punti di sfocio, ovvero sulla società.
La politica dovrebbe essere un meccanismo che ne regoli la non facile amministrazione, specie quando si ha a che fare col milione di individui, e non più con i fori romani di un tempo.
La religione dovrebbe invece avere il ruolo di supporto morale sul dramma esistenziale di vita e di morte, nulla di più, nulla di meno.
Il compenetrarsi di politica e religione purtroppo ha generato nei secoli feroci battaglie nel nome di idee svuotate del loro originario senso, dando origine a un vero e proprio “Impero della Fede” comandato da ottusità e ipocrisia. La questione morale odierna verte sugli sviluppi della tecnologia attuale nel ruolo di manipolatrice sempre più efficiente della vita. Dalla nascita alla morte.
E’ necessario a mio parere, prima di affrontare certi temi, chiedersi cos’è l’uomo. La risposta non verrà così facilmente di rimando, data la complessità dell’argomento. L’uomo non è un semplice organismo, né aggregato di particelle o animale intelligente.
Sono tutte classificazioni parziali del fenomeno, che ha in sé ben altre potenzialità e caratteristiche. Quanto sto per avanzare non deve essere preso come definizione assoluta e perfetta, ma solo un ragionamento soggettivo che induca casomai alla riflessione.
Cercare di capire cos’è l’uomo porta a chiedersi da dove l’uomo provenga, giusto per porre una giusta paternità al frutto che oggi contempliamo. Di madre in madre, di figlio in figlio, si arriva alla scimmia, la classificazione di ominide non calza del tutto, però. Così ci spingiamo oltre nell’incredibile viaggio a ritroso dell’evoluzione della vita, fino a tornare nel mare, ridurci come capocchie di spilli e ritrovarci protozoi, sostanze più elementari.
Panspermia, l’ipotesi cioè che la vita provenga dallo spazio (talora a bordo di comete cariche di sostanza vitale) e si formi in molti altri angoli dell’universo. Sempre secondo lo schema della casualità, la stessa casualità che ha dato modo oggi di trovarci davanti a un monitor o a una pagina di carta a leggere e interiorizzare ciascuna di queste righe. Il logos che nasce dal magma primordiale, frutto a sua volta della concrezione e saturazione di immense vastità di gas
caldissimi. E poi prima ancora, seguendo il criterio dell’uovo e della gallina, fino a trovarci dinnanzi al momento della nascita dell’universo, la grande esplosione. Un ragionamento caotico che porterebbe alla follia chiunque volesse indagarlo, come accade a Eddie Jessup in Stati di Allucinazione (1980, regia Ken Russel). Un rompicapo senza fine, quindi?
Secondo il mio modesto parere, affatto.
Stiamo partendo dal presupposto sbagliato, se andiamo a cercare la nostra identità nel passato. Non è necessario viaggiare nel tempo per capire chi o cosa siamo. L’uomo è il risultato di una miscellanea di eventi molto complessi, troppo complessi per essere chiari fino in fondo.
L’uomo è un prodotto dell’ambiente, che è il Tutto che lo circonda. Senza divinità di mezzo. Ma anche senza dare per scontata la casualità dell’evento, minimizzandolo. La Teoria Antropica ipotizza che un universo sterile della presenza intelligente ha scarse
probabilità di esistere, e ci indica una possibile visione delle cose, che deraglia quasi verso la filosofia e la metafisica. Perché un universo avrebbe questa funzione di generare la vita, e non una vita qualunque ma un organismo capace di interagire con la natura, un essere insomma dotato di intelletto?
Forse la risposta va cercata al di là del fenomeno sensibile, oltre la materia. Una provenienza “sovrannaturale” per così dire, magari una matrice eterna, perfetta, che inietta la vita incurante dei risultati. Se così fosse, avremmo di fronte una situazione ben precisa: l’uomo in quanto prodotto ambientale di una volontà esterna, ha sì il diritto di garantirsi il benessere nel proprio piano di esistenza, ma non di complicarne la partenza e l’arrivo. Se la morte è un illusione, in quanto la materia cellulare torna a far parte dell’ambiente che l’ha generata, allora non ha senso incaponirsi sulle condizioni vitali senza ritorno, dove molto spesso la terapia medica ancora non può intervenire. Non ha senso definire il momento esatto della formazione di una vita, per poi costringerla a venire al mondo giusto per popolare il pianeta, nel nome di un presunto amore.
Si arriva così alla nullificazione di un ideale, di un credo formulato in contesti spaziotemporali differenti, dove nascita e morte erano viste in tutt’altra maniera. Basti pensare alla facilità con cui si moriva duemila anni fa, e l’eccessiva fornicazione quali risultati consegnava. Oggi è cambiata la società, si è sviluppata la scienza, è mutato il pensiero, ma una cosa è rimasta uguale, la religione. Nella fattispecie, il cattolicesimo e il cristianesimo hanno perso la loro ragion d’essere, guidate allo sbaraglio da individui adorati come semidei (i papi e i cardinali) ma soggetti all’errore umano come tutti. La loro interferenza nel tessuto politico-sociale lede terribilmente l’atteggiamento nei confronti delle cose pubbliche. Le esternazioni degli ultimi tempi del signore in bianco sul preservativo fanno pensare che l’Ecclesia abbia perso definitivamente
ogni contatto con la realtà: lo scandalo non sta tanto nella fonte, ma negli effetti che produce sul mondo politico, che ancora gli da considerevole attenzione. La nostra nazione ha in seno un micro-stato dotato ancora di un potere politico enorme, purtroppo mai eclissato dalle battaglie garibaldine. Un potere anche mediatico, che si estende nei paesi del terzo mondo come parola di dio, un cancro memetico pericoloso e stupido.
Se c’è una conquista che dobbiamo al processo evolutivo, è proprio l’intelligenza. Il non usarla per lasciarsi manipolare dalle idee religiose, porta a gravi danni sociali come aborti clandestini, accanimento terapeutico, sovrappopolazione e malattie soprattutto veneree. La sessualità è un tema che i preti e le guide religiose affrontano nello specifico come se sapessero cosa si prova, fisicamente ed emozionalmente, e questo porta appunto a un distacco pauroso fra predicare e provare.
La repressione della castità conduce purtroppo a forme pervertite di sfogo quali la pedofilia, è un meccanismo psicologico quasi insanabile, salvo sporadiche forme di ascetismo concreto. Anche se personalmente non ho mai creduto all’ascetismo cattolico, in quanto bisogna di un percorso e uno sviluppo del quale in Occidente non disponiamo.
La repressione porta come dicevo a sfoghi e ad anomalie sessuali nel cui occhio del ciclone finiscono spesso i bambini, talora tuttavia il male viene tenuto nascosto dalla Chiesa stessa, come se nulla fosse, lasciando il trauma nelle giovani anime. 
Il paradosso sta proprio in questo: ci si batte sulla formazione della vita e sulla lotta alla morte, ma si torturano i vivi.
Ma è proprio il lasso di tempo che va dall’incubatrice alla vecchiaia che va tutelato, e nessuno degli uomini di fede se ne vuol rendere conto. La Chiesa preferisce continuare la propria lotta sessuofoba e insensata, mettendo da parte il buon senso per sprofondare nell’irrazionale e nel bestiale.
La bellezza della vita, seppiatelo, sta proprio nel fatto che non siamo un segmento, ma una linea continua, sottoposti al dettame del flusso e riflusso, del ritmo alchemico di putrefazione e sublimazione, non c’è modo di alterare questa condizione. Si rischia di andare verso la Semivita dickiana in “Ubik”, dove la tecnologia asservita a scopi religiosi mantiene in vita la mente dentro corpi morti.
Perdere i contatti con la realtà significa sfociare nella follia, e nell’astrazione. Nella Cabala, Kether ( il numero-sephiroth più vicino a dio e allo spirituale) va portato in Malkuth (la sfera fenomenica, sephiroth corrispondente alla materia), e viceversa.
Non si può rimanere nel mondo delle idee senza verificarne l’effettività nel tessuto sociale.
1 Aprile 2009 alle 19:29
Complimenti vivissimi per questo sublime articolo!
E’ proprio così: la maligna Chiesa di Roma è un carnefice che esiste al solo scopo di rendere impossibile l’esistenza a chi ha avuto la sventura di finire intrappolato su questo infelice pianeta.
Un abbraccio connettivo
Marco