E il corpo si intorpidisce, il cervello si ferma, le immagini riempiono tutto, luci colori, bocche che vomitano volti.
E sopraggiunge la morte, il Senso.
Che significa tutto questo? È quando esci fuori, quando ti deconcettualizzi che tutto diventa leggero, leggero e terribile.
Le voci festose della notte sono ormai lontane, suoni senza un concetto, suoni senza idea.
Da una ventata di Madrid si perde anche Madrid, una fenomenologia, rimane solo il fenomeno, strappate le mappe!
Io non esiste, mi hanno dato un nome che non mi appartiene, e allora sono tutti, questa scintilla, questa meccanica di pensamento è dentro ognuno di noi.
E cosa c’è alla fine? Rimane qualcosa?
E quando il mio corpo sarà ammarcito, quando non resterà niente della mia mente, dei miei scritti, sarò allora solo?
Nella voragine di immagini, di percezioni distorte, nel pieno della furia dell’Es, quando affogheremo nell’Inconscio, sarò solo?
E nella morte, dov’è mia madre? Le persone che ho conosciuto, le persone che ho amato?
Forse sono già solo, siamo già soli perchè siamo un tutto, e l’universo sopraggiunge, la realtà si mostra.
Un Tutto che si ripiega su se stesso, un insieme di tubi che si contraggono vomitando realtà, contenuti da altri tubi intrecciati in un insieme più grande che si estende all’infinito in un eterno tempo senza tempo.
E allora dov’è Dio?
Filippo C. Battaglia, Madrid sull’orlo della fine, 8, 4, 2008