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Appunti sulla nutrizione emotiva

18 Febbraio 2009

[I viventi a partire dalle piante fino all’uomo si distinguono per complessità di ragionamento più l’organismo è complesso e più le sue funzioni nutritive sembrano esose e variegate. Se poniamo questa idea di base si può riflettere su una possibilità raramente calcolata e, forse a causa di mia personale ignoranza, mai incontrata. Calcolando la progressiva evoluzione dell’uomo nell’affinamento delle capacità di sostentamento per un’evoluzione reale della specie voglio qui affermare che l’uomo necessita di un nutrimento EMOTIVO  cosa intravista nella figura dei voladores dalle popolazioni tolteche del messico. Le emozioni lasciate nella zona dell’anima e della coscienza devono essere invece interpretate come forma di nutrimento, così come la loro mancanza (percepibile anche a livello di stimolo fisico) come grido di richiamo del proprio corpo.

Essendo tutta la natura fatta di equilibri l’uomo ha travisato la possibilità del sentimento come nutrizione usandolo per puro piacere, esattamente come l’eccesso di cibo o il nutrirsi per gusto e per piacere così anche le emozioni in forma eccessiva diventano squilibri anche letali all’organismo e alla persona. Bisogna quindi riflettere sulla sostanza intangibile del sentimento in ogni sua forma e sulla ricerca di un dosaggio corretto di sentimenti per il raggiungimento di un reale equilibrio esattamente come si fa con proteine, vitamine ecc. ecc. Tecnicamente quindi  l’individuo si nutre di amore, odio, rabbia, orgoglio e così via. L’errore fondamentale è stato sprofondarci dentro, giocare col cibo invece di mangiare. Così che la mancanza di amore porterà alla depressione, l’eccessiva rabbia alla violenza, l’odio a malessere e così a seguire influendo anche sulla stessa salute fisica.]

 

 

La luce transpsichica

26 Giugno 2008

Su segnalazione di Zoon, riporto anch’io questo interessantissimo articolo comparso su Carmilla Online, ad opera di Danilo Arona. Un pezzo immancabile nella psicolibreria di un buon post-ascetista che si rispetti.

<< Il principio di “sincronicità” è stato proposto da Carl Gustav Jung in un famoso saggio edito nel 1952, frutto di un’intensa riflessione iniziata almeno un trentennio prima. Il fenomeno in questione, secondo la stessa definizione dello studioso, è il risultato di due fattori: il primo, un’immagine inconscia che si presenta direttamente (letteralmente) o indirettamente (simboleggiata o accennata alla coscienza come sogno, idea improvvisa, presentimento); il secondo, un dato di fatto obiettivo che coincide con questo contenuto, magari un evento esterno che può svolgersi fuori della percezione dell’osservatore ed essere quindi distante nello spazio e nel tempo. Un’ipotesi che presuppone la percezione oscura di un senso latente.
La sincronicità junghiana ha di sicuro, per ciascuno di noi, un corrispettivo reale, per alcuni assai frequente, per altri raramente percepito. Ma tutti, nella propria esperienza soggettiva, hanno avuto la possibilità di verificare strane coincidenze che risaltano tanto per l’elevato contenuto simbolico e di significato, quanto per qualche gruppo di eventi legati da un filo misterioso che non può essere spiegato in termini di causa ed effetto. Il concetto di sincronicità, difficilmente accettabile in un ambito scientifico occidentale, è molto caro alle concezioni filosofiche orientali e nella filosofia antica. Alcune discipline
borderline come l’astrologia lo considerano ovvio e sottinteso. È però possibile interpretare il concetto come una norma di funzionamento dei processi conoscitivi della mente: la tesi consiste nell’osservare come tutti i processi del genere si basino sulla coincidenza di segni che poi divengono rilevanti tramite un processo di selezione che ne sottolinea la pertinenza. Sostanzialmente il cervello funziona come un potente selezionatore di coincidenze e quindi le sincronicità acquistano una particolare rilevanza per le funzioni conoscitive. Sincronicità quindi come nesso che lega in maniera acausale, o casuale gli eventi. Eventi associati a immagini, letterali o simboliche, ha poca importanza. In tutti questi casi noi osserviamo il presentarsi concomitante di due eventi che non appaiono legati da un nesso causale, bensì da uno sincronico. Parliamo di sogni o di segni premonitori, di simboli che si presentano alla nostra coscienza e ci palesano aspetti della realtà oggettiva, o ci ragguagliano su quanto sta accadendo nella nostra vita.
Tutto ciò presuppone che, al di là della psiche, con le sue manifestazioni e connessioni nello spazio e nel tempo si trovi una “
realtà transpsichica” nei cui caratteri distintivi rientra una relativizzazione o un dissolvimento del tempo e dello spazio reale. Ciò che è sperimentato dalla coscienza come passato, presente e futuro, si relativizza in questa realtà transpsichica, fino a fondersi, aumentando la distanza dalla coscienza, in un’unità non conoscibile o extra-temporalità, e ciò che appare alla coscienza come vicino e lontano soggiace allo stesso processo di relativizzazione, fino a confluire in un’extraspazialità non conoscibile. Va da sé che su tali ipotesi junghiane influiscono le teorie della fisica sulle discontinuità dei processi atomici ed è interessante come la psicologia analitica e le ricerche avviate da Einstein, e tuttora in corso, sulle “altre dimensioni” si pongano, a un certo punto, l’identica domanda sulla possibilità di un “altro regno” al di là della nostra percezione che non riguardi la sola parapsicologia, ma ogni manifestazione parafisica sfuggente a una razionale e scientifica spiegazione. >>

L’apparenza e la sostanza

16 Giugno 2008

Non sempre i meccanismi metafisici o le teorie occultiste sono del tutto chiare, in quanto ancora oggetto di speculazione filosofica e fantascientifica. Qui vogliamo provare a dare forma più facile e leggibile alle idee che animano l’immaginario dei pensatori moderni, degli scrittori, artisti e critici del Connettivismo e del Postascetismo.

Si può dire che l’idea di apparenza e sostanza sia radicato fin dall’antichità. Platone è il primo a parlare di Noumeno, (da nooúmenon in greco, “ciò che viene pensato”) rappresenta una specie intellegibile o idea e indica tutto ciò che non può essere percepito nel mondo tangibile, ma a cui si può arrivare solo tramite il ragionamento. Il noumeno compare anche nella filosofia di Immanuel Kant (dove è anche chiamato cosa in sé, in tedesco Ding an sich). In Kant il noumeno è un concetto dai caratteri problematici che si riferisce ad una realtà inconoscibile ed indescrivibile che, in qualche modo, si trova “al fondo” dei fenomeni che osserviamo, sullo sfondo, al di là dell’apparenza (di come cioè le cose ci appaiono).

Arthur Schopenhauer riprende da Kant i concetti di fenomeno e noumeno. Il fenomeno è il mondo come appare a noi mentre il noumeno è la cosa in sè, la realtà come veramente è. Il fenomeno per Schopenhauer è parvenza, illusione, sogno. Le forme a priori della nostra coscienza (spazio, tempo, causalità) alterano la realtà facendocela vedere in modo diverso da come essa veramente è. Il fenomeno è il prodotto della nostra coscienza. Per questo il filosofo tedesco afferma che il mondo è la mia rappresentazione. Ma al di la del fenomeno c’è la cosa in sé che l’uomo desidera conoscere. Proprio perché l’uomo sente questa necessità di conoscere il noumeno egli è un animale metafisico.

Il fenomeno - ovvero le cose come ci appaiono elaborate dalle forme a priori di spazio e tempo e dalla categoria di causalità da vita alla scienza - è oggettivo ma non vero, perché offuscato dal ‘Velo di Maya‘: un limite ineffabile che impedisce ai sensi di percepire la vera realtà.

Allo stesso modo, il Paradigma Olografico sostiene che la realtà delle cose è un illusione. Se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta. Un Velo di Maya quantistico, in poche parole.

L’ordine rosacrociano cabalistico dell’O.T.O. , del mago inglese Aleister Crowley partorì diversi pensatori mistici, che si avvicinarono molto a questo ragionamento sul noumeno. In particolare, Frater Achad, nel suo “Anatomia del corpo di Dio” interpretò e teorizzò una struttura particolare della realtà universale, spiegando alcuni termini oscuri utilizzati dal suo maestro per chiarire le idee del movimento.

Hadit è la cosiddetta “contrazione della rosa”, in altre parole l’”infinitamente piccolo”, nucleo primigene di tutto.

Nuit è la massima “espansione della rosa”, ossia la composizione totale dell’universo nella sua vertiginosa scalata verso l’infinitamente grande.

Ra-hoor-kuhit rappresenterebbe invece una sorta di “mediazione” fra le due forze sopraelencate. Tutte e tre le entità sono rappresentate da una divinità, uno spirito, e hanno tutte dei chiari significati metaforici, che adesso non andiamo a esaminare, eccetto una.

Hadit. Se come sosteneva David Bohm col suo universo olografico esiste una fonte a tutta questa illusione, un punto oltre lo spazio e il tempo che emana una raggiera di infinite rappresentazioni subatomiche della medesima entità, allora si può azzardare che la sorgente non sia altro che Hadit stessa, la Volontà Schopenhaueriana.

La Volontà di vivere in realtà non è solo la radice noumenica del nostro io ma di tutta la realtà. Infatti la Volontà di vivere si oggettivizza in tutta la realtà fenomenica: nelle cose inaminate, nelle piante, negli animali e nell’uomo (in cui raggiunge la massima consapevolezza). La volontà di vivere non si oggettiva solo nel fenomeno ma anche nelle idee che sono i modelli incorruttibili delle cose fenomeniche. La volontà di vivere essendo al di là del fenomeno è aspaziale, atemporale, incausata, senza fine e senza scopo. Il palliativo divino perfetto, al quale si riconduce ogni ordine organizzato, ogni ente universale che sottostà alle leggi del macro-cosmo. La Volontà di vivere è il sostituto logico di Dio, una forza che ha il dovere di eiaculare la vita incurante dei risultati, un motore antropico, dinamico, ineffabile, probabilmente puro spirito, o contatto essenziale con i mondi del Sovrannaturale.

Metatron

Interferenze tra i piani d’esistenza

15 Maggio 2008

Non è nuova nella sapienza umana la consapevolezza che la realtà come la conosciamo non si fermi ai limiti percepibili. Così, nel corso del tempo l’idea di dimensioni alternative dell’essere si concretizzò fino a trovare riscontri nella modernità: la Scienza iniziò a teorizzare queste entità extra-dimensionali chiamandole in tanti modi: universi paralleli, p-brane, continumm spaziotemporali, ognuno con una valenza e un significato diverso.

Esistono diversi piani d’esistenza anche secondo le discipline spirituali. La Cabala in particolare identifica quattro mondi, o universi di vita: Atziluth, Briah, Yetzirah, Assiah. Ogni mondo di potere (Olam) rispecchia la forza energetica del creato, e va via via indebolendosi man mano che ci si allontana dalla fonte (Atziluth). Essendo noi collocati in Assiah, che è l’ultimo e il più distante dei mondi, siamo quindi soggetti alla limitatezza della materia e ai capricci dell’entropia, scagliati lontano dalla luce primitiva da un Demiurgo furioso per colpe arcane.

Ma forse esiste un metodo per evadere da questo mondo imperfetto.

E’ stata riscontrata recentemente nel tessuto cosmico una falla, un vuoto misterioso, come un’interferenza nel grandioso mare di stelle che affolla il cielo. La disomogeneità ha destato molti dubbi e prodotto diverse ipotesi in merito fra gli scienziati, fra cui la possibilità d’intrusione di un elemento estraneo non di questo universo. Possibile che il piano più vicino a noi, Yetzirah (il Mondo della Formazione), stia interferendo con il nostro continuum? La mia risposta non può che essere affermativa.

Questa interferenza a mio avviso, oltre a spiegare l’entità della cosiddetta “materia oscura”, spiegherebbe anche le continue “oscillazioni” quantistiche delle particelle subatomiche - instabilità schizzinose che hanno portato alla formulazione del Principio di Indeterminazione di Heisenberg, secondo la quale non è possibile identificare contemporaneamente velocità e posizione di un elettrone. Dopotutto, il filosofo einsteiniano Jean Emile Charon (1920-1998) fu il primo a dire che l’elettrone è quel (non)luogo dove la materia incontra lo spirito. Noi siamo fatti di elettroni, ma non siamo affatto “continui”, compatti, come crediamo. La nostra struttura fisica (così come quella di tutta la realtà) non è come un fitto muro di mattoni, anzi. Ha larghissimi spazi fra un elettrone e il suo nucleo, inconcepibili a livello macroscopico. Come se nel mezzo ci fosse dell’altro.

Ma torniamo ai vuoti rilevati nello spazio.

Prendiamo per assunto l’entità delle interferenze come “intrusioni” extradimensionali. Attraverso queste crepature, lo spirito di Yetzirah potrebbe penetrare nella nostra realtà, e manifestarsi - attraverso legami che oggi ignoriamo - in epifenomeni “antropici” come vita e coscienza (come sosteneva anche il fisico gesuita Pierre T. De Chardin (1881-1955), tentando di conciliare il darwinismo con il cristianesimo), ma essendo il nostro mondo limitato, tale potenza trascendente potrebbe non permanere sul nostro piano d’esistenza, sottomettendosi quindi all’entropia, che la vedrebbe inevitabilmente decrescere e atrofizzarsi. Ma un postumano potrebbe trovare sicuramente un modo per fuggire dalla corruzione dell’universo materico di Assiah (per esempio con l’Ascesi della Merkabah), provare a varcare queste falle e raggiungere il piano successivo scampando così la morte fisica, per ottenere quella gioia tanto agognata fin dalla prima ora dell’umanità, di ritornare all’Uno.

Metatron

Nel post-umanesimo ci sarà mai posto per l’anima?

4 Maggio 2008

L’intervista a Gabriele Rossi della iLabs, autore del saggio Semi-Immortalità, ha destato molte riflessioni fra i vari movimenti a stampo futurologico e fantascientifico, ponendo la fatale domanda, alla quale prima o poi si sarebbe comunque arrivati: ci sarà mai posto per l’anima, in un postumano? I post-ascetisti sostengono di sì.

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Regressione ascetica

7 Marzo 2008

La rete elastica di brane e big bang che costituisce il continuum è una trappola liquida priva di capacità osmotica. La gabbia biologica è solo un sasso posato sul fondale limaccioso di una dimensione che ci illude del suo carattere multidimensionale. Squarciare la pelle dell’homo sapiens sapiens è solo il primo passo verso la Vera Ascesi, il timido manifestarsi di una deriva che non ha nulla in comune con le capacità dell’uomo dormiente, di colui che non è sveglio.
L’istinto di matrice rettiliana non può nulla; solo la logica, l’empatia oscura e la riflessione profondamente connettiva possono rivelare la trama spettrale che giace invisibile sotto il miraggio retinico. Non c’è spazio per la metafisica: le coordinate della nuova umanità sono strettamente legate all’inumano – ciò che è venuto prima dell’umano, ciò che soffoca, schiacciato dal riverbero memetico dell’umano – prima della stessa palingenesi olografica.

7di9

Viaggiare nel Tutto

4 Marzo 2008


Abbiamo parlato nella scorsa disamina di una rete a più dimensioni che permea l’universo, sfruttabile per eventuali viaggi transdimensionali con le Merkabah. Su questo “Etere Quantistico” cui abbiamo dato nome di Akashement ( o Entanglement dell’Akasha, che dir si voglia), la Fisica ha prodotto diverse descrizioni-teorie plausibilissime, che ne spiegano l’apparato concreto, come l’Universo Olografico. Immaginarsi un cosmo frutto della collisione di due piani bidimensionali (teoria delle brane) non è certo facile da digerire, specie se si pensa che la realtà stessa è frutto di una proiezione misteriosa. In quanto inconscia, l’assurdità della teoria raggiunge i nostri centri profondi del pensiero, e li mette di fronte all’orrore dietro Maya e il suo sozzo Velo. Il godimento che ne consegue dal tepore della rivelazione è presto svelato: il mondo non si trova né in uno né in due superfici astrali, ma entro una scalinata che da Hadit porta a Nuit attraverso lo schema della Scala di Giacobbe!

Infiniti gradini che puntano verso l’irraggiungibile, la cui forma è nulla rispetto al pensiero logico, ma non metafisico. Le pagine innumerevoli che hanno oscillato e creato con la Grande Esplosione il cosmo attuale, sono parte di un infinito complesso sistemico che le vede da noi catalogate come “Brane d’esistenza”. I continuum che si scontrano fra di loro producono di continuo nuovi Big Bang, quindi nuovi universi, nuove immani esplosioni con alta probabilità antropica. Sintonizzarsi sulla frequenza giusta è possibile, grazie all’estensione delle proprie facoltà mentali dovuta all’induzione di stati alterati di coscienza. Le Merkabah entrano in funzione, e il calcolo Gematrico (basato cioè sulla Gematria) consente l’intuizione e l’ascesi, permettendo di librarci nelle meraviglie cosmiche, oltre le Brane d’Esistenza, se necessario. Immaginate, quindi: un’immensa rete espansa oltre le quattro dimensioni spaziotemporali, ricca di invisibili binari tranquillamente percorribili dai nostri veicoli di luce, che ci consenta di visitare istantaneamente altri pianeti, nebulose, nane rosse, sfingi cosmiche, oltre le frontiere immaginifiche.

In un Tutto così perfetto, adorare o meno il Dio o l’architetto inconsapevole che è il Motore ineffabile della Natura, diviene indifferente; pensare a un Macrocosmo dove ogni cosa cozza, si scontra, si scioglie e si riforma come un composto alchemico, porta a credere che esista uno Strumento Primo assoluto e perfetto, che va al di là della natura (ta meta ta physica) per configurarsi con l’idea del movimento di flusso e riflusso senziente, empatico, tipico delle teorie moderne sulla natura stessa. Uno “Sciabordaio” in cui sognare o morire.

Metatron


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