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Stanotte il cielo cadrà

27 Settembre 2008

Fantastica recensione di X (aka Giovanni De Matteo) su the Next Station.org.
Galouye, un autore che fa della fantascienza uno strumento efficace per giungere al misticismo. Sublimi i richiami alla metafisica Dickiana. Lettura consigliata a tutti i post-ascetisti.

I cretini che vedono la Madonna

10 Luglio 2008

“Ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna.
Io sono un cretino che la Madonna non l’ha vista mai.
Tutto consiste in questo, vedere la Madonna o non vederla.
San Giuseppe da Copertino, guardiano di porci, si faceva le ali frequentando la propria maldestrezza e le notti, in preghiera, si guadagnava gli altari della Vergine, a bocca aperta, volando.
I cretini che vedono la Madonna hanno ali improvvise, sanno anche volare e riposare a terra come una piuma. I cretini che la Madonna non la vedono, non hanno le ali, negati al volo eppure volano lo stesso, e invece di posare ricadono come se un tale, avendo i piombi alle caviglie e volendo disfarsene, decide di tagliarsi i piedi e si trascina verso la salvezza, tra lo scherno dei guardiani, fidenti a ragione dell’emorragia imminente che lo fermerà. Ma quelli che vedono non vedono quello che vedono, quelli che volano sono essi stessi il volo. Chi vola non si sa.
Un siffatto miracolo li annienta: più che vedere la Madonna, sono loro la Madonna che vedono. È l’estasi questa paradossale identità demenziale che svuota l’orante del suo soggetto e in cambio lo illude nella oggettivazione di sè, dentro un altro oggetto.
Tutto quanto è diverso, è Dio.
Se vuoi stringere sei tu l’amplesso, quando baci la bocca sei tu.
Divina è l’illusione. Questo è un santo. Così è di tutti i santi, fondamentalmente impreparati, anzi negati. Gli altari muovono verso di loro, macchinati dall’ebetismo della loro psicosi o da forze telluriche equilibranti - ma questo è escluso -. È così che un santo perde se stesso, tramite l’idiozia incontrollata. Un altare comincia dove finisce la misura. Essere santi è perdere il controllo, rinunciare al peso, e il peso è organizzare la propria dimensione. Dove è passata una strega passerà una fata.
Se a frate Asino avessero regalato una mela metà verde e metà rossa, per metà avvelenata, lui che aveva le mani di burro, l’avrebbe perduta di mano. Lui non poteva perdersi o salvarsi, perchè senza intenzione,inetto.
Chi non ha mai pensato alla morte è forse immortale. È così che si vede la Madonna.”

Da “Monologo sui Cretini” di Carmelo Bene

La luce transpsichica

26 Giugno 2008

Su segnalazione di Zoon, riporto anch’io questo interessantissimo articolo comparso su Carmilla Online, ad opera di Danilo Arona. Un pezzo immancabile nella psicolibreria di un buon post-ascetista che si rispetti.

<< Il principio di “sincronicità” è stato proposto da Carl Gustav Jung in un famoso saggio edito nel 1952, frutto di un’intensa riflessione iniziata almeno un trentennio prima. Il fenomeno in questione, secondo la stessa definizione dello studioso, è il risultato di due fattori: il primo, un’immagine inconscia che si presenta direttamente (letteralmente) o indirettamente (simboleggiata o accennata alla coscienza come sogno, idea improvvisa, presentimento); il secondo, un dato di fatto obiettivo che coincide con questo contenuto, magari un evento esterno che può svolgersi fuori della percezione dell’osservatore ed essere quindi distante nello spazio e nel tempo. Un’ipotesi che presuppone la percezione oscura di un senso latente.
La sincronicità junghiana ha di sicuro, per ciascuno di noi, un corrispettivo reale, per alcuni assai frequente, per altri raramente percepito. Ma tutti, nella propria esperienza soggettiva, hanno avuto la possibilità di verificare strane coincidenze che risaltano tanto per l’elevato contenuto simbolico e di significato, quanto per qualche gruppo di eventi legati da un filo misterioso che non può essere spiegato in termini di causa ed effetto. Il concetto di sincronicità, difficilmente accettabile in un ambito scientifico occidentale, è molto caro alle concezioni filosofiche orientali e nella filosofia antica. Alcune discipline
borderline come l’astrologia lo considerano ovvio e sottinteso. È però possibile interpretare il concetto come una norma di funzionamento dei processi conoscitivi della mente: la tesi consiste nell’osservare come tutti i processi del genere si basino sulla coincidenza di segni che poi divengono rilevanti tramite un processo di selezione che ne sottolinea la pertinenza. Sostanzialmente il cervello funziona come un potente selezionatore di coincidenze e quindi le sincronicità acquistano una particolare rilevanza per le funzioni conoscitive. Sincronicità quindi come nesso che lega in maniera acausale, o casuale gli eventi. Eventi associati a immagini, letterali o simboliche, ha poca importanza. In tutti questi casi noi osserviamo il presentarsi concomitante di due eventi che non appaiono legati da un nesso causale, bensì da uno sincronico. Parliamo di sogni o di segni premonitori, di simboli che si presentano alla nostra coscienza e ci palesano aspetti della realtà oggettiva, o ci ragguagliano su quanto sta accadendo nella nostra vita.
Tutto ciò presuppone che, al di là della psiche, con le sue manifestazioni e connessioni nello spazio e nel tempo si trovi una “
realtà transpsichica” nei cui caratteri distintivi rientra una relativizzazione o un dissolvimento del tempo e dello spazio reale. Ciò che è sperimentato dalla coscienza come passato, presente e futuro, si relativizza in questa realtà transpsichica, fino a fondersi, aumentando la distanza dalla coscienza, in un’unità non conoscibile o extra-temporalità, e ciò che appare alla coscienza come vicino e lontano soggiace allo stesso processo di relativizzazione, fino a confluire in un’extraspazialità non conoscibile. Va da sé che su tali ipotesi junghiane influiscono le teorie della fisica sulle discontinuità dei processi atomici ed è interessante come la psicologia analitica e le ricerche avviate da Einstein, e tuttora in corso, sulle “altre dimensioni” si pongano, a un certo punto, l’identica domanda sulla possibilità di un “altro regno” al di là della nostra percezione che non riguardi la sola parapsicologia, ma ogni manifestazione parafisica sfuggente a una razionale e scientifica spiegazione. >>

Joan Hiashi

3 Marzo 2008

- Che cosa vedi, quando mi guardi? - chiese Joan. - Una bambola giapponese, esatto? Non ti biasimo. Mi sono data a te perché mi usassi come un giocattolo, e tu ti sei divertito. Tutto molto naturale. Però io sono qualcosa di più di una bambola. Ti assicuro, Percy, che sono alta, alta come una montagna. E sono stanca di stare curva.



Da “The Ganymede Takeover” Philip K. Dick, 1967

Contravvenzione agli impulsi di morte Freudiani

28 Febbraio 2008

<< Non è molto giustificata la strana concezione che la vita è fatta di tentativi di por fine a sé stessa(…). In realtà, la principale caratteristica dell’organismo può essere il fatto che costituisce un’anomalia nella natura proprio perché si batte contro la legge generale dell’entropia traendo continuamente energia dall’ambiente che lo circonda. >>


 

Rudolph Arnheim, “Arte e Percezione visiva”, Ed. Feltrinelli 1954


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