Home Info Manifesto Pubblicazioni Approfondimenti

Mater Ipno-Media

4 Gennaio 2008

L’essenza stessa del materialismo è il possesso, non ci piove. Nasciamo che ci viene affibbiato immediatamente un nome, un’età, un codice fiscale, una razza, uno status sociale, un Dio. Questo corredo d’abominazioni ci viene incesellato sulla nuda anima innocente, fino a divenire parte di noi stessi. La sporcizia del desiderio e del consumismo si incrosta ben bene divenendo una seconda pelle, e noi crediamo che sia l’unica. Ma andiamo un attimo alla radice di questo esasperato edonismo: la sensazione di disporre, gestire di un oggetto, ci viene inculcata nelle maniere più subdole da un’unica fonte: i Media. S’è parlato per anni dell’effetto che fanno gli strumenti di “comunicazione” sull’essere umano, il rimbambimento delle onde elettromagnetiche, che trasportano scemenze lungo cavi o dall’etere direttamente, grazie ad antenne d’emittenti soffocanti. Il televisore, che ancora non ha ceduto all’incombenza della neonata avversaria Internet, propaganda tuttora impulsi inutili di possesso, di bisogno. La follia viaggia lungo fili d’alta tensione, tubi catodici, cannoni elettronici, e ci viene impacchettata sotto sembianze seducenti e gustose, spesse volte accomunate ad altri desideri, come quello sessuale: quante volte abbiamo avuto davanti il solito paleo-cartellone pubblicitario reclamizzante un prodotto tecnologico, sponsorizzato magari da una succinta divetta usa-e-getta vestita di seta, cotone leggero, stoffa trasparente, latex (latex?!), et cetera? La perversione che ci viene posta in tali viscidi metodi, è rivoltante.

Il cellulare. La moda del momento. Il simbolo del 2000. Dapprima visto come marchio elitario dell’alta borghesia. Oggi mercificato anche a ragazzini di dieci anni, come se fosse un giocattolo, magari un po’ costoso, ma almeno li si fa contenti, e si placano gli eccessi dei genitori apprensivi. Anche lì, fra le migliaia di funzioni, è ricomparso il televisore. Reincarnato come frutto maleodorante, il peggio che può esser fatto della tecnologia. Il videofonino. L’uso principale per il quale il telefono senza fili è stato inventato (la chiamata) va via via scemando, come un arto atrofizzato, dando spazio ad altre inutili funzioni, spesse volte a pagamento…

Il danaro. Il danaro. Il peggio della società umana, da scambio a valuta, a credito. Enormi capitali spesi in onore degli dèi del potere, della fama, del successo. Mani sotterranee che stringono accordi e decidere chi stroncare e chi non far volare. Chi imbavagliare, storpiando, moncando, azzoppando, accecando la vera informazione, sostituendola con fantocci da teatrini nauseabondi, che preferiscono dare un’opinione invece di informare di un fatto. Che preferiscono trasmissioni televisive dove mandano balletti di sintetichecche isteriche che troneggiano, pavoneggiano l’effimero della loro bellezza, perdendo tempo in inutili battibecchi, applauditi da pecorelle lobotomizzate, il pubblico. Memi sterili che prevaricano il gusto per diffondere la propria essenza inutile e distruttiva.

Format riciclati e ririciclati per un pubblico “giovanile” sempre più dedito al culto della sembianza che della propria reale individualità.

La tecnologia, purtroppo, ha questo lato distruttivo. Amplifica rogne preesistenti quali ignoranza e apparenza, vomitandole nelle migliori case, come se vi bussasse alla porta un camionista delle acque luride per svuotarvi addosso il contenuto del suo carico.

…Per arrivare a dimenticare il possesso, saranno necessarie epoche di rivoluzione catodica, l’irruzione prepotente dell’ascesi nella vita comune, che ci faccia abbracciare il Tutto dimenticando il vizio dell’uno.

Metatron


Blog aderente al Connettivismo