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I cretini che vedono la Madonna

10 Luglio 2008

“Ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna.
Io sono un cretino che la Madonna non l’ha vista mai.
Tutto consiste in questo, vedere la Madonna o non vederla.
San Giuseppe da Copertino, guardiano di porci, si faceva le ali frequentando la propria maldestrezza e le notti, in preghiera, si guadagnava gli altari della Vergine, a bocca aperta, volando.
I cretini che vedono la Madonna hanno ali improvvise, sanno anche volare e riposare a terra come una piuma. I cretini che la Madonna non la vedono, non hanno le ali, negati al volo eppure volano lo stesso, e invece di posare ricadono come se un tale, avendo i piombi alle caviglie e volendo disfarsene, decide di tagliarsi i piedi e si trascina verso la salvezza, tra lo scherno dei guardiani, fidenti a ragione dell’emorragia imminente che lo fermerà. Ma quelli che vedono non vedono quello che vedono, quelli che volano sono essi stessi il volo. Chi vola non si sa.
Un siffatto miracolo li annienta: più che vedere la Madonna, sono loro la Madonna che vedono. È l’estasi questa paradossale identità demenziale che svuota l’orante del suo soggetto e in cambio lo illude nella oggettivazione di sè, dentro un altro oggetto.
Tutto quanto è diverso, è Dio.
Se vuoi stringere sei tu l’amplesso, quando baci la bocca sei tu.
Divina è l’illusione. Questo è un santo. Così è di tutti i santi, fondamentalmente impreparati, anzi negati. Gli altari muovono verso di loro, macchinati dall’ebetismo della loro psicosi o da forze telluriche equilibranti - ma questo è escluso -. È così che un santo perde se stesso, tramite l’idiozia incontrollata. Un altare comincia dove finisce la misura. Essere santi è perdere il controllo, rinunciare al peso, e il peso è organizzare la propria dimensione. Dove è passata una strega passerà una fata.
Se a frate Asino avessero regalato una mela metà verde e metà rossa, per metà avvelenata, lui che aveva le mani di burro, l’avrebbe perduta di mano. Lui non poteva perdersi o salvarsi, perchè senza intenzione,inetto.
Chi non ha mai pensato alla morte è forse immortale. È così che si vede la Madonna.”

Da “Monologo sui Cretini” di Carmelo Bene

Il pianeta deserto - 5° parte

30 Giugno 2008


Continuazione Quarta Parte

Kumenei ed Eurasi si guardarono in giro, rinvenendo un antico tratto ferroviario, ed una stazione un tempo forse magnificente resa rudere dall’erosione dei secoli.

<< Ci uccideranno. >> esordì Kumenei.

Eurasi camminò avanti, raggiungendo i binari.

<< Non se raccontiamo una versione differente dalla realtà. >> rispose infine lui.

<< Vuoi dire…una bugia? >>

<< E’ così che la chiamano gli uomini, sì. >>

Kumenei osservò la ferrovia, distogliendo poi lo sguardo.

<< Devi avere una mnemocella fusa. >> scosse il capo << Perché non andiamo subito da Gurai, allora? >>

<< Hai i sensori ottusi? >> s’infuriò Eurasi << Non lo avverti il campo necro-magnetico artificiale in cui è stata avvolta Tarr? E’ una misura standard, in questi viaggi. >>

Kumenei fu costretto a dargli ragione, percependo il campo come una spada di Damocle sulle loro teste.

<< Siamo fregati. >> sentenziò << Se Magna muore, moriremo anche noi. Se scappiamo da Tarr, moriremo lo stesso. >>

<< Aspetteremo le ispezioni, previste fra due giorni tarrestri. Diremo che Fiat è impazzito e ha aggredito Magna Tempore, il quale lo ha ucciso per difendersi. Ci sostituiremo le memorie con dei ricordi fittizzi, così non dovremo temere Scansioni Mentali. >>

La proposta era allettante.

<< C’è solo un piccolo problema >> notò Kumenei << se Magna muore, il piano va a farsi friggere. >>

Eurasi annuì, riflettendo sul da farsi. Camminò nervosamente avanti e indietro, mentre il suo compare rimase fermo a guardarlo.

<< Proviamo a mandare un messaggio di aiuto, per attirare eventuali soccorritori. >> propose, infine.

Privi di antenne o sistemi paleo-radio, i due umanoidi si rilassarono, mettendosi in contatto empatico con l’Emittente Centrale di Shaddai, tramite l’efficiente Rete Akashement.

Il Neuroserver telepatico smistò i loro segnali, passandoli alla mente ricevente di Gurai. Distolto dai propri presentimenti, l’anziano sussultò immediatamente non appena ebbe piena ricezione.

<< Eurasi! Kumenei! Siete voi…>> esclamò << perché non mi avete fatto contattare direttamente dal vostro padrone? >>

<< Lord Gurai, è accaduto l’irreparabile. >> esordì Kumenei con tono di falsa preoccupazione << L’androide Fiat ha avuto un corto circuito in una delle sue Celle di Razionalità. E’ impazzito come una bestia di carne, e ha assalito Magna Tempore mentre dormiva, arrecandogli gravi danni fisici. >>

<< Grande Uno! Dov’è Tempore, ora? >>

L’umanoide Eurasi indugiò, riorganizzando le idee, e l’ordine in cui esporle.

<< C’è stata una colluttazione. Ha fatto a pezzi Fiat con uno dei suoi colpi telecinetici. Ora Magna è a miglia di distanza da qui. I colpi che ha subito al cervello lo hanno fatto impazzire, e non permette di avvicinarci per aiutarlo. Dovete fare qualcosa, mandare dei soccorsi… >>

Non avendo l’abilità di Tempore di scrutare a fondo nella mente degli umanoidi, Gurai volle fidarsi di quanto gli era stato comunicato.

<< Provvederò immediatamente a mandarvi una Nave Merkaba di supporto >> rispose mentalmente il vecchio maestro << nel frattempo, cercate di rintracciarlo e cercare di farlo ragionare. Avrò bisogno di cinque minuti buoni per spiegare la situazione alla squadra d’emergenza e convincerla a prestarvi aiuto. >> calcolò l’attesa approssimativamente.

<< Nel frattempo >> aggiunse << sareste in grado di fornirmi un’analisi più specifica delle condizioni in cui si trova il mio discepolo? >>

Kumenei decise di intervenire nel discorso.

<< Il danno di Fiat gli ha arrecato un malfunzionamento al Sistema Gestalt. Non è più in grado di percepire bene la realtà, né di attingere alla memoria. Pensa addirittura che il danno gliel’abbiamo arrecato noi due. >>

CONTINUA…

La luce transpsichica

26 Giugno 2008

Su segnalazione di Zoon, riporto anch’io questo interessantissimo articolo comparso su Carmilla Online, ad opera di Danilo Arona. Un pezzo immancabile nella psicolibreria di un buon post-ascetista che si rispetti.

<< Il principio di “sincronicità” è stato proposto da Carl Gustav Jung in un famoso saggio edito nel 1952, frutto di un’intensa riflessione iniziata almeno un trentennio prima. Il fenomeno in questione, secondo la stessa definizione dello studioso, è il risultato di due fattori: il primo, un’immagine inconscia che si presenta direttamente (letteralmente) o indirettamente (simboleggiata o accennata alla coscienza come sogno, idea improvvisa, presentimento); il secondo, un dato di fatto obiettivo che coincide con questo contenuto, magari un evento esterno che può svolgersi fuori della percezione dell’osservatore ed essere quindi distante nello spazio e nel tempo. Un’ipotesi che presuppone la percezione oscura di un senso latente.
La sincronicità junghiana ha di sicuro, per ciascuno di noi, un corrispettivo reale, per alcuni assai frequente, per altri raramente percepito. Ma tutti, nella propria esperienza soggettiva, hanno avuto la possibilità di verificare strane coincidenze che risaltano tanto per l’elevato contenuto simbolico e di significato, quanto per qualche gruppo di eventi legati da un filo misterioso che non può essere spiegato in termini di causa ed effetto. Il concetto di sincronicità, difficilmente accettabile in un ambito scientifico occidentale, è molto caro alle concezioni filosofiche orientali e nella filosofia antica. Alcune discipline
borderline come l’astrologia lo considerano ovvio e sottinteso. È però possibile interpretare il concetto come una norma di funzionamento dei processi conoscitivi della mente: la tesi consiste nell’osservare come tutti i processi del genere si basino sulla coincidenza di segni che poi divengono rilevanti tramite un processo di selezione che ne sottolinea la pertinenza. Sostanzialmente il cervello funziona come un potente selezionatore di coincidenze e quindi le sincronicità acquistano una particolare rilevanza per le funzioni conoscitive. Sincronicità quindi come nesso che lega in maniera acausale, o casuale gli eventi. Eventi associati a immagini, letterali o simboliche, ha poca importanza. In tutti questi casi noi osserviamo il presentarsi concomitante di due eventi che non appaiono legati da un nesso causale, bensì da uno sincronico. Parliamo di sogni o di segni premonitori, di simboli che si presentano alla nostra coscienza e ci palesano aspetti della realtà oggettiva, o ci ragguagliano su quanto sta accadendo nella nostra vita.
Tutto ciò presuppone che, al di là della psiche, con le sue manifestazioni e connessioni nello spazio e nel tempo si trovi una “
realtà transpsichica” nei cui caratteri distintivi rientra una relativizzazione o un dissolvimento del tempo e dello spazio reale. Ciò che è sperimentato dalla coscienza come passato, presente e futuro, si relativizza in questa realtà transpsichica, fino a fondersi, aumentando la distanza dalla coscienza, in un’unità non conoscibile o extra-temporalità, e ciò che appare alla coscienza come vicino e lontano soggiace allo stesso processo di relativizzazione, fino a confluire in un’extraspazialità non conoscibile. Va da sé che su tali ipotesi junghiane influiscono le teorie della fisica sulle discontinuità dei processi atomici ed è interessante come la psicologia analitica e le ricerche avviate da Einstein, e tuttora in corso, sulle “altre dimensioni” si pongano, a un certo punto, l’identica domanda sulla possibilità di un “altro regno” al di là della nostra percezione che non riguardi la sola parapsicologia, ma ogni manifestazione parafisica sfuggente a una razionale e scientifica spiegazione. >>

XVII.

24 Giugno 2008

 

Abbandono.

Pulviscolo dolce

filtrato in me;

come uno spettro

privato dell’io

galleggio

amato

da riti privati

di totem personali,

superato

il bianco fulgore

fui smarrito

nell’antro mistero,

la bocca aeriforme

m’inghiottì

e il riverbero

tacque

fra le calde

mani del baratro,

mi schernì

fino

all’orizzonte

degli eventi

 

Tratto da “Le commedie del buio

L’apparenza e la sostanza

16 Giugno 2008

Non sempre i meccanismi metafisici o le teorie occultiste sono del tutto chiare, in quanto ancora oggetto di speculazione filosofica e fantascientifica. Qui vogliamo provare a dare forma più facile e leggibile alle idee che animano l’immaginario dei pensatori moderni, degli scrittori, artisti e critici del Connettivismo e del Postascetismo.

Si può dire che l’idea di apparenza e sostanza sia radicato fin dall’antichità. Platone è il primo a parlare di Noumeno, (da nooúmenon in greco, “ciò che viene pensato”) rappresenta una specie intellegibile o idea e indica tutto ciò che non può essere percepito nel mondo tangibile, ma a cui si può arrivare solo tramite il ragionamento. Il noumeno compare anche nella filosofia di Immanuel Kant (dove è anche chiamato cosa in sé, in tedesco Ding an sich). In Kant il noumeno è un concetto dai caratteri problematici che si riferisce ad una realtà inconoscibile ed indescrivibile che, in qualche modo, si trova “al fondo” dei fenomeni che osserviamo, sullo sfondo, al di là dell’apparenza (di come cioè le cose ci appaiono).

Arthur Schopenhauer riprende da Kant i concetti di fenomeno e noumeno. Il fenomeno è il mondo come appare a noi mentre il noumeno è la cosa in sè, la realtà come veramente è. Il fenomeno per Schopenhauer è parvenza, illusione, sogno. Le forme a priori della nostra coscienza (spazio, tempo, causalità) alterano la realtà facendocela vedere in modo diverso da come essa veramente è. Il fenomeno è il prodotto della nostra coscienza. Per questo il filosofo tedesco afferma che il mondo è la mia rappresentazione. Ma al di la del fenomeno c’è la cosa in sé che l’uomo desidera conoscere. Proprio perché l’uomo sente questa necessità di conoscere il noumeno egli è un animale metafisico.

Il fenomeno - ovvero le cose come ci appaiono elaborate dalle forme a priori di spazio e tempo e dalla categoria di causalità da vita alla scienza - è oggettivo ma non vero, perché offuscato dal ‘Velo di Maya‘: un limite ineffabile che impedisce ai sensi di percepire la vera realtà.

Allo stesso modo, il Paradigma Olografico sostiene che la realtà delle cose è un illusione. Se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta. Un Velo di Maya quantistico, in poche parole.

L’ordine rosacrociano cabalistico dell’O.T.O. , del mago inglese Aleister Crowley partorì diversi pensatori mistici, che si avvicinarono molto a questo ragionamento sul noumeno. In particolare, Frater Achad, nel suo “Anatomia del corpo di Dio” interpretò e teorizzò una struttura particolare della realtà universale, spiegando alcuni termini oscuri utilizzati dal suo maestro per chiarire le idee del movimento.

Hadit è la cosiddetta “contrazione della rosa”, in altre parole l’”infinitamente piccolo”, nucleo primigene di tutto.

Nuit è la massima “espansione della rosa”, ossia la composizione totale dell’universo nella sua vertiginosa scalata verso l’infinitamente grande.

Ra-hoor-kuhit rappresenterebbe invece una sorta di “mediazione” fra le due forze sopraelencate. Tutte e tre le entità sono rappresentate da una divinità, uno spirito, e hanno tutte dei chiari significati metaforici, che adesso non andiamo a esaminare, eccetto una.

Hadit. Se come sosteneva David Bohm col suo universo olografico esiste una fonte a tutta questa illusione, un punto oltre lo spazio e il tempo che emana una raggiera di infinite rappresentazioni subatomiche della medesima entità, allora si può azzardare che la sorgente non sia altro che Hadit stessa, la Volontà Schopenhaueriana.

La Volontà di vivere in realtà non è solo la radice noumenica del nostro io ma di tutta la realtà. Infatti la Volontà di vivere si oggettivizza in tutta la realtà fenomenica: nelle cose inaminate, nelle piante, negli animali e nell’uomo (in cui raggiunge la massima consapevolezza). La volontà di vivere non si oggettiva solo nel fenomeno ma anche nelle idee che sono i modelli incorruttibili delle cose fenomeniche. La volontà di vivere essendo al di là del fenomeno è aspaziale, atemporale, incausata, senza fine e senza scopo. Il palliativo divino perfetto, al quale si riconduce ogni ordine organizzato, ogni ente universale che sottostà alle leggi del macro-cosmo. La Volontà di vivere è il sostituto logico di Dio, una forza che ha il dovere di eiaculare la vita incurante dei risultati, un motore antropico, dinamico, ineffabile, probabilmente puro spirito, o contatto essenziale con i mondi del Sovrannaturale.

Metatron

Il pianeta deserto - 4° parte

27 Maggio 2008

Continuazione Terza Parte

L’uomo sbattè le palpebre più volte, e raccolse da terra lo scalpo, lo pulì per bene, se lo mise in testa come un cappello e infine realizzò quanto accaduto.

<< Brutti figli di una cybercagna… >> imprecò, drizzandosi in piedi. Fuori dal riparo artificiale c’era ancora un forte vento impetuoso, che scoraggiava eventuali spostamenti. Ma Magna si sentì scavalcare la prudenza dall’odio, e dopo aver fatto appello ai propri flussi pneumatici, espirò dolcemente, attivando la Merkaba, che lo teleportò in meno d’un femtosecondo di fronte ai fuggiaschi, arrestando così la loro febbrile corsa.

<< Vi sbriciolerò quei software infettati che avete al posto della coscienza. >> ringhiò, alzando e aprendo le braccia con la mimica di un antico stregone. E in effetti, chiamare magia quanto stesse evocando non era del tutto sbagliato. Scariche di luci provennero dalla terra, che tremò con un sussulto artificiale. Lampi fragorosi fecero schizzare frammenti di pietre e rottami in tutte le direzioni. Fiat fu colpito in pieno da un pezzo metallico, che gli trapassò l’addome ammazzandolo sul colpo. Cadde riverso a terra, e in quel mentre la tempesta di terra e metallo si placò.

Magna Tempore aveva assunto un’espressione terribile, che atterrì i due umanoidi rimasti. I suoi occhi erano sbarrati, la bocca gli tremava, in una smorfia di orrore puro. Cadde anche lui, ma atterrando sul fondoschiena, mentre la calotta cranica rimbalzava via rivelando nel suo cervello una piccola macchiolina rossa, emersa nel liquido trasparente.

<< Maledetti…io vi maledico… Cosa mi avete…fatto? >> il danno subito dall’intervento di Eurasi doveva essere serio: Magna non riusciva più a parlare correttamente, inoltre la padronanza dei movimenti, il senso dell’equilibrio e alcune facoltà cognitive si stavano indebolendo fino a incrinarsi seriamente. Quel piccolo taglio nel tessuto cerebrale aveva leso alcune aree importanti dell’emisfero, spargendo il danno con l’aiuto del Moralizzatore guasto.

<< Scappiamo! >> suggerì Eurasi, tallonato dal reticente Kumenei.

<< Ma…e Fiat? >> gli chiese da dietro.

<< Ormai è crepato! Filiamo! >> detto ciò, la macchina impazzita Eurasi si concentrò sulla Merkaba, teleportandosi in una regione differente del pianeta, a miglie ad ovest.

Kumenei lo seguì a ruota.

Il tiranno cadde disteso e poi cercò di rialzarsi, maldestramente. Si appoggiò ad una automobile arrugginita, cercando di tirarsi su. Miracolosamente, gli riuscì. Il freddo minacciava pericolosamente la piccola falla nel Liquido K, minacciando di esporla ai veleni dell’aria.

<< Devo…fare…qualcosa… >> ma non gli venne niente in mente. Sui suoi occhi calò una nebbia fosca, segno che i trasduttori nei nervi ottici erano stati coinvolti seriamente nell’avaria. Forme e colori iniziarono a fondersi, miscelandosi in una contorta danza psichedelica, simile alle droghe astrali che assumevano i suoi colleghi sciamani per aumentare le prestazioni ascetiche. Magna perse nuovamente l’equilibrio, e cadde su una spalla, ferendosi il muscolo deltoide con un pezzo di lamiera affilata.

 

CONTINUA…

Interferenze tra i piani d’esistenza

15 Maggio 2008

Non è nuova nella sapienza umana la consapevolezza che la realtà come la conosciamo non si fermi ai limiti percepibili. Così, nel corso del tempo l’idea di dimensioni alternative dell’essere si concretizzò fino a trovare riscontri nella modernità: la Scienza iniziò a teorizzare queste entità extra-dimensionali chiamandole in tanti modi: universi paralleli, p-brane, continumm spaziotemporali, ognuno con una valenza e un significato diverso.

Esistono diversi piani d’esistenza anche secondo le discipline spirituali. La Cabala in particolare identifica quattro mondi, o universi di vita: Atziluth, Briah, Yetzirah, Assiah. Ogni mondo di potere (Olam) rispecchia la forza energetica del creato, e va via via indebolendosi man mano che ci si allontana dalla fonte (Atziluth). Essendo noi collocati in Assiah, che è l’ultimo e il più distante dei mondi, siamo quindi soggetti alla limitatezza della materia e ai capricci dell’entropia, scagliati lontano dalla luce primitiva da un Demiurgo furioso per colpe arcane.

Ma forse esiste un metodo per evadere da questo mondo imperfetto.

E’ stata riscontrata recentemente nel tessuto cosmico una falla, un vuoto misterioso, come un’interferenza nel grandioso mare di stelle che affolla il cielo. La disomogeneità ha destato molti dubbi e prodotto diverse ipotesi in merito fra gli scienziati, fra cui la possibilità d’intrusione di un elemento estraneo non di questo universo. Possibile che il piano più vicino a noi, Yetzirah (il Mondo della Formazione), stia interferendo con il nostro continuum? La mia risposta non può che essere affermativa.

Questa interferenza a mio avviso, oltre a spiegare l’entità della cosiddetta “materia oscura”, spiegherebbe anche le continue “oscillazioni” quantistiche delle particelle subatomiche - instabilità schizzinose che hanno portato alla formulazione del Principio di Indeterminazione di Heisenberg, secondo la quale non è possibile identificare contemporaneamente velocità e posizione di un elettrone. Dopotutto, il filosofo einsteiniano Jean Emile Charon (1920-1998) fu il primo a dire che l’elettrone è quel (non)luogo dove la materia incontra lo spirito. Noi siamo fatti di elettroni, ma non siamo affatto “continui”, compatti, come crediamo. La nostra struttura fisica (così come quella di tutta la realtà) non è come un fitto muro di mattoni, anzi. Ha larghissimi spazi fra un elettrone e il suo nucleo, inconcepibili a livello macroscopico. Come se nel mezzo ci fosse dell’altro.

Ma torniamo ai vuoti rilevati nello spazio.

Prendiamo per assunto l’entità delle interferenze come “intrusioni” extradimensionali. Attraverso queste crepature, lo spirito di Yetzirah potrebbe penetrare nella nostra realtà, e manifestarsi - attraverso legami che oggi ignoriamo - in epifenomeni “antropici” come vita e coscienza (come sosteneva anche il fisico gesuita Pierre T. De Chardin (1881-1955), tentando di conciliare il darwinismo con il cristianesimo), ma essendo il nostro mondo limitato, tale potenza trascendente potrebbe non permanere sul nostro piano d’esistenza, sottomettendosi quindi all’entropia, che la vedrebbe inevitabilmente decrescere e atrofizzarsi. Ma un postumano potrebbe trovare sicuramente un modo per fuggire dalla corruzione dell’universo materico di Assiah (per esempio con l’Ascesi della Merkabah), provare a varcare queste falle e raggiungere il piano successivo scampando così la morte fisica, per ottenere quella gioia tanto agognata fin dalla prima ora dell’umanità, di ritornare all’Uno.

Metatron

Il dialogo

9 Maggio 2008

<< Non credere ai loro incantesimi, ragazzo! >> berciò il vecchio << questa roba è seria, più antica dell’universo! >>

Il suo alito puzzava di rancido, andato a male.

<< Come puoi essere sicuro… >> cercai invano di completare la frase: non ci riuscii.

<< Costoro non sono come gli altri alieni>> continuò inviperito << né come i comuni avversari dell’uomo. Sono peggiori dei Kakutl o dei Therion o degli Nh-Mh, perfino dei briganti di Lazarus 30. Essi sono la superficie stessa del noumeno fatto paranoia e poi kaos, di una densità frattale paragonabile solo ai luciferiani di Albradesh Zeta! >>

Fissai con vacuo interesse le sue labbra schiudersi e riaprirsi più chiassose che mai, mentre il rumor bianco del rave tendeva al disfacimento delle mie percezioni. Torme danzanti piroettavano confuse sul sottofondo nebbioso.

Appena palpebrai, il vecchio era scomparso.

Nel post-umanesimo ci sarà mai posto per l’anima?

4 Maggio 2008

L’intervista a Gabriele Rossi della iLabs, autore del saggio Semi-Immortalità, ha destato molte riflessioni fra i vari movimenti a stampo futurologico e fantascientifico, ponendo la fatale domanda, alla quale prima o poi si sarebbe comunque arrivati: ci sarà mai posto per l’anima, in un postumano? I post-ascetisti sostengono di sì.

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Il pianeta deserto - 3° parte

30 Aprile 2008

Continuazione Seconda Parte

Eurasi lo fissava ancora con odio, avvertendo l’irritazione al petto. Senza indugio alcuno, raggiunse il loro perfido padrone, e gli afferrò la testa.

<< Fermo, cosa fai? >> si allertò Kumenei.

<< Se provi a ucciderlo, un sistema di difesa nel suo impianto attiverà la nostra disintegrazione. >> disse Fiat, in tono amareggiato << Ho sentito di androidi annientati in un picosecondo da una mossa simile. >>

Distolto dai propri propositi omicidi, Eurasi si fermò a riflettere qualche istante. Poi afferrò nuovamente la testa.

<< Allora ho un’idea. >> disse, risoluto. Dalla punta delle sue dita fuoriuscirono dei laser sottili.

<< Che vuoi fare? >> chiese Fiat.

<< Gli scoperchio il cranio e saboto il suo Moralizzatore. >>

<< Non puoi, è una follia. >>

<< E dove sta scritto che non posso? >>

<< Nel Codice Umani-Bioborgs. >>

<< All’inferno il Codice. >> detto ciò, le sue dita avevano già completato il lavoro, e si accingeva a rimuovere delicatamente lo scalpo, col guscio osseo intatto all’interno.

<< Come pensavo. >> rifletté Eurasi << Ha il cervello avvolto nel Liquido K. >> fece notare, indicando agli altri una densa gelatina che rivestiva gli emisferi cerebrali.

<< Qual’è la sua funzione? >> si incuriosì Fiat.

<< E’ una pellicola protettiva. >> spiegò Eurasi <<Svolge il ruolo di preservare la sua mente da microbi e agenti patogeni. Inoltre amplifica la portata delle sue onde cerebrali. >>

<< Dev’essergli costato parecchi crediti. >>

<< Ecco perché è così potente! >> Kumenei fece un sospiro a cavallo fra una risatina sarcastica e un nervoso rantolo di meraviglia.

Eurasi fissò la testa di Magna, come se avesse un tesoro fra le mani.

<< Ehi… >> lo chiamò Fiat, senza che il compagno si distraesse minimamente <<…Sei proprio sicuro di volerlo fare? >>

Eurasi non gli rispose, un bisturi comparso sul polpastrello dell’indice della mano destra parlò per lui, scattando fuori improvvisamente. L’iride nel suo occhio sinistro mise a fuoco la massa cerebrale, elaborando uno zoom digitale fino a duecento millesimi di millimetro. Una rapida scansione con i raggi-x permise il rilevamento istantaneo dell’ubicazione precisa del Moralizzatore: si trovava all’interno dell’emisfero sinistro. Con precisione chirurgica, penetrò il tenero involucro fino a raggiungere il malefico strumento. Provò a lavorarci su, ma era troppo piccolo per essere manovrato, specie da un rozzo bisturi come quello, riservato generalmente al sezionamento e alla raccolta di campioni biologici.

Senza volerlo, Eurasi tagliò in due un nanotransistor.

<< Maledizione! >> sbottò, riemergendo delicatamente dal cranio del padrone, e lasciando che il Liquido K bloccasse l’emorraggia provocata dal suo intervento.

<< Che hai fatto? >> gli chiese Kumenei con un briciolo di fiato.

<< Non sono mai stato un ottimo chirurgo. >> ironizzò, per sedare la paura che gli correva nel valvo-cuore.

Magna Tempore si svegliò, con la calotta cranica ai propri piedi. I tre umanoidi, terrorizzati, presero a scappare.

 

Continua…


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